Il problema della disidratazione è
di fondamentale importanza nello sport,sull’argomento vi è però ancora molta
confusione. Cercheremo in queste righe di fare un po’ di chiarezza
sull’argomento.
L’organismo cerca di mantenere,
attraverso un equilibrio continuo tra apporto e cessione, una quantità
costante di liquidi nelle cellule e negli spazi interstiziali. In condizioni
di metabolismo normale in questo sistema aperto c’è un equilibrio dinamico
tra apporto e cessione per cui ogni ventiquattro ore vengono sostituiti da 2
a 2,4 litri di liquidi. La loro assunzione avviene per il 50% con le bevande
e per l’altro 50% per mezzo della componente idrica degli alimenti solidi
(almeno il 60% del peso degli alimenti assunti). Dall’altra parte del
bilancio troviamo le perdite di liquidi attraverso l’urina, la defecazione,
la pelle ed i polmoni. La termoregolazione L’energia calorica prodotta dal
lavoro muscolare deve essere dispersa, in quanto l’organismo lavora in modo
ottimale solo in un range limitato di temperatura interna (37° +/- 0.5°).
Innalzamenti di temperatura di circa 2° comportano già una diminuzione
notevole di capacità di prestazione fisica e mentale. E’ necessario che
l’atleta possegga un meccanismo in grado di mantenere il più possibile
costante la sua temperatura interna, particolarmente efficiente: in altri
termini egli deve anche allenare la termoregolazione. Non bisogna però
confondere la sudorazione con l’evaporazione, che è vera artefice della
termoregolazione, mentre l’altra costituisce solo la prima fase del
processo. Infatti, quando per effetto dell’esercizio fisico la temperatura
corporea sale, quasi immediatamente la quantità di sangue che arriva alla
cute aumenta e le ghiandole sudoripare vengono stimolate ad emettere
goccioline di sudore. Queste, una volta all’esterno, se le condizioni
climatiche lo permettono, evaporano e con ciò rubano calore al corpo. Se
accade che l’ambiente esterno sia troppo umido o che sia scarsa la
ventilazione, anche l'evaporazione è ostacolata e, come conseguenza, le
ghiandole sudoripare continuano a produrre sudore nel tentativo, non
efficace, di abbassare la temperatura, aumentando così la quantità di acqua
e sali persi dall’atleta. Occorre sottolineare subito il pericolo di un
eccesso di sudorazione ottenuto con l’uso di indumenti a scopo dimagrante di
nylon o plastica: il peso perduto si recupera entro 24 ore, mentre in questo
modo si blocca, impedendo l’evaporazione del sudore, il meccanismo più
efficace di termoregolazione corporea. Devono essere sempre disponibili
quantità sufficienti di liquidi corporei per la regolazione della
temperatura corporea; già con una perdita del 2% di liquidi (in un soggetto
che pesa 70 kg corrispondono a 1,4 l ) la capacità di prestazione di
resistenza diminuisce notevolmente. Se si raggiunge il 5% abbiamo
significative variazioni fisiologiche con: aumento della frequenza cardiaca,
astenia, apatia, lipotimie, crampi muscolari ecc. ecc.
Prevenzione della
disidratazione Per evitare i danni
dovuti alla perdita di liquidi è necessario reintegrare le perdite entro 24
ore, facendo attenzione a non incorrere nel pericolo opposto. Infatti
l’acqua da sola non è in grado di ricostituire il livello di sali minerali
necessario e, particolarmente se la perdita è stata abbondante, l’organismo
si impoverisce di elettroliti (cloruro di sodio, potassio, magnesio, calcio,
fosforo). Questa situazione causa l’alterazione della funzionalità delle
cellule, in special modo di quelle muscolari: l’atleta diventa fiacco,accusa
crampi e la sua capacità di prestazione diminuisce. E’ necessario, quindi,
reintegrare nella fase di recupero, con i liquidi, anche i sali.Ciò deve
avvenire nella giusta misura, non abusando di elettroliti, come spesso
invece avviene da parte dell’atleta.