La Federazione calcio dovrà pagare 750 mila euro per la morte di un giovane giocatore. E se non ha i soldi lo farà con i premi degli sponsor dei Mondiali. Insomma, la vittoria dell'Italia potrebbe servire anche per risarcire la famiglia di un capitano adolescente morto sul campo, perché nessuno gli aveva diagnosticato una malattia al cuore.

 

La seconda sezione della corte d'Appello di Milano, presieduta da Francesco Nese, mette la parola fine all'odissea giudiziaria dei genitori del giovane Emanuele, attaccante morto a 14 anni perché giocava a calcio nonostante una malformazione cardiaca mai diagnosticata dai medici sportivi. Da sempre la madre e il padre si battono perché "la morte di Emanuele serva ad altre famiglie, perché i controlli sportivi siano seri e accurati".

 

Lo scorso ottobre il tribunale ha condannato il cardiologo che l'aveva visitato e, come mai era successo in passato, come responsabili civili anche la Figc, Federazione italiana gioco calcio, per la quale Emanuele era tesserato, e il Centro di medicina dello sport Decathlon "che lo aveva ritenuto - scrivono i magistrati - idoneo alla pratica agonistica".

 

La sentenza è arrivata dopo sei anni: Emanuele è morto nel novembre del 1999 mentre giocava con la maglia della milanese Viscontini in trasferta contro la Pro Vigevanese. C'è voluto un altro anno per ottenere dai giudici un ordine definitivo perché coloro che sono ritenuti responsabili paghino i danni.

 

La provvisionale (cioè l'anticipo sul risarcimento) è stata fissata in 750mila euro: 300mila a ciascun genitore e 150 mila per la sorella di Emanuele. Soldi che saranno liquidati in separato giudizio civile. Mai, secondo i legali delle parti, la Federazione calcio ha pagato tanti soldi a una famiglia per la morte di un proprio tesserato.

 

La Figc ha sempre ritenuto la somma richiesta dall'avvocato della famiglia di Emanuele, Benedetta Guzzoni, troppo alta. Tant'è che subito dopo la morte del ragazzo, tramite la propria assicurazione, aveva offerto 60mila euro. Il 9 maggio di quest'anno l'avvocato Guzzoni ha chiesto il pignoramento delle somme dovute, ma i conti della Federazione risultavano in rosso.

 

Il primo agosto nuovo tentativo: il legale avvia la procedura di pignoramento presso terzi, la società "Puma" che deve alla federazione oltre 7 milioni di euro come premio per la vittoria ai Mondiali di Berlino. Ieri mattina i giudici della corte d'Appello hanno valutato "grave e irreparabile il danno" e respinto la richiesta di sospensione di pagamento: la Federazione calcio dovrà pagare.

 

A cura di Bruno Quaini

 

 

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